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19 mag 2012

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Thiene. “Imu condanna imprese e servizi”: coro unanime al Teatro comunale. Tosi: “Guardare alla Germania”

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Le imprese devono essere al centro dei progetti politici. E’ quanto è emerso dalla serata organizzata dalla Lega nord al Teatro comunale di Thiene per spiegare che cos’è l’Imu (Imposta municipale unica sugli immobili) e perché si oppone. Presenti sul palco tre sindaci di tre città di diverse dimensioni: Maria Rita Busetti, primo cittadino di Thiene, Flavio Tosi, sindaco di Verona, e Antonio Lombardo, sindaco di Grancona. In platea anche il sindaco di Zanè, Alberto Busin, l’assessore al Turismo della Regione Veneto, Marino Finozzi, il presidente di Confartigianato, Antonio Benetti, e quello di Ascom, Emanuele Cattelan. Autorevole la presenza sul palco di Andrea Giovanardi, professore tributarista all’Università di Trento, che, in qualità di esperto di leggi tributarie e legislatore, è riuscito a spiegare da tecnico, e non da esponente di partito, tutti i retroscena dell’Imu.
“In realtà, la necessità di ripristinare l’Ici sulla prima casa, che era stata tolta nel 2008, era già riemersa con il governo Berlusconi - spiega Giovanardi - e la cosa è perfettamente in linea con i principi del federalismo fiscale. La criticità della nuova tassa si esprime in altre situazioni. In primis, non ci sono più aliquote agevolate per chi vuole cedere la sua casa in uso a un familiare. Poi - continua - la base imponibile applicata per il calcolo dell’Imu è decisamente superiore a quella precedente calcolata per l’Ici, per cui l’incremento tributario è altissimo. E’ una tassa discutibile, non tutto si può giustificare con l’emergenza. L’unico elemento di consolazione è che i parametri del calcolo Imu sono ancora in cantiere, per cui si spera in un miglioramento delle forme di calcolo”. Si deve soprattutto considerare, sempre secondo Giovanardi, che le imprese e le aziende, che sono la colonna portante, la garanzia occupazionale e il sostegno economico di tutti gli strati della società, sono assolutamente penalizzate da questa tassa che, oltre a essere molto onerosa, non è nemmeno deducibile. Le imprese edili si troveranno in una situazione di paradosso, dovendo pagare un’imposta sul loro magazzino. Per non parlare delle Ater, cioè le case popolari, che dovranno pagare di Imu più di quanto percepiscano di affitto.
La preoccupazione principale dei sindaci riguarda l’imposta sui secondi immobili, il cui 50% andrà direttamente a Roma senza sfiorare i comuni. “Questa tassa non è più municipale - sottolinea Busetti - è una patrimoniale vera e propria. Nella gestione economica della tassa Imu, i Comuni avranno un ammanco del 50% del loro reddito e questi soldi dovranno essere recuperati da qualche parte. Ci si chiede dove dobbiamo andare a prenderli. I Comuni, per legge, devono chiudere in parità di bilancio, per cui i soldi che mancano devono saltare fuori, per chiudere i conti. Sarebbe un sacrilegio tagliare i servizi ai cittadini, o togliere fondi dal sociale o da altri ambiti che già soffrono per mancanza di fondi. Con questa tassa ci mettono nella condizione di non poter gestire il comune con servizi coerenti con il gettito erariale dei nostri cittadini”.
Spiega Andrea Giovanardi che “lo Stato non può dare agevolazioni sulla richiesta tributaria dell’Imu. L’unico ente che può concedere agevolazioni sulla propria aliquota è il Comune. Ma - continua - è difficile pensare che con un ammanco di cassa già dichiarato, il Comune possa tagliare la sua aliquota. E, se lo facesse, verrebbe da chiedersi se non fosse più saggio diminuire l’aliquota al cittadino, oppure alle imprese che dando posti di lavoro generano economia. Dico questo ben sapendo che suona come una stilettata ai cittadini, ma si deve tenere presente che le imprese sono il perno dello sviluppo del paese”.
Drammatica la visione di Antonio Lombardo che vive la situazione presente come il preludio di un golpe: “Siamo solo all’inizio. Ora stiamo pagando i primi buchi dello Stato ma, a giugno-luglio, ci saranno nuove necessità economiche, e di conseguenza nuove tassazioni”.
Flavio Tosi porta la discussione sul terreno del confronto con la Germania, il Paese dell’Unione Europea che meglio ha reagito alla sua crisi economica del 2008-2009: “La Germania ha fatto una riforma completamente opposta alla nostra. I loro tagli hanno riguardato la spesa pubblica, relativa all’amministrazione, e hanno potenziato il federalismo fiscale stimolando le zone del Paese che non generavano reddito a operare per generarlo. Il governo Monti ha fatto il contrario. C’erano due strade: aumentare le tasse, o tagliare la spesa pubblica. E’ stato scelto di aumentare le tasse, ma in questo modo le spese assurde e ingiustificate continueranno a esserci e i soldi per pagarle saranno richiesti con ulteriori tassazioni. Come esponente della Lega, mi auguravo che il governo tecnico avesse il coraggio di tagliare i costi pubblici, cosa che nessuno ha mai avuto il coraggio di fare. E, invece, nemmeno i tecnici hanno avuto la forza di scardinare questa pessima usanza”. 
Il sipario sul pubblico incontro cala con un appello del sindaco di Thiene che invita tutti i cittadini a informarsi su cos’è veramente l’Imu e quali conseguenze ci saranno nel Comune: “I cittadini devono sapere a che cosa vanno incontro. Il Comune di Thiene si attiverà per fare in modo che i 10 milioni messi via finora rimangano a disposizione e non vengano prelevati dallo Stato per essere poi utilizzati a Roma per scopi che nulla hanno a che fare con il sociale di Thiene”. 

di Anna Bianchini

Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Febbraio 2012 23:22 )  
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