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In libreria. Francesco Gabrielli secondo Romanato: il giornalista veneto racconta l’inventore del calcio in Italia

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Pochi sanno che il calcio in Italia nasce grazie a un Veneto di adozione, Francesco Gabrielli. E’ in pratica uno degli “importatori” dello sport più popolare del mondo, a partire dalla fine del diciannovesimo secolo. Ne favorì, lui che era insegnante di educazione fisica, la conoscenza nelle scuole e all´interno del movimento ginnastico nazionale. Scrisse il primo regolamento completo nel 1895 e il primo manuale di divulgazione per uso delle scuole e delle società. Fu il primo autentico “tecnico” del soccer in Italia, l'anima sportiva e il direttore del primo campionato italiano di calcio. A Gabrielli il calcio italiano deve quasi interamente la terminologia usata tuttora. E, a Gabrielli, un altro veneto, stavolta doc, ha dedicato uno splendido libro. Si tratta di Maurizio Romanato (in foto accanto al volume), 58enne rodigino, esperto e apprezzato giornalista de Il Gazzettino, autore di “Francesco Gabrielli (1857-1899)-Le origini del calcio in Italia: dalla ginnastica allo sport” ((Antilia-Treviso 2008, 408 pagine, 26 euro il prezzo di copertina).
Sulla biografia di Gabrielli, Romanato traccia un profilo rigoroso e documentato, ricchissimo di inediti, dei primi passi del calcio in Italia. Ne coglie gli aspetti pedagogici ed etici ed evidenzia i rapporti con l´estero. Nel contempo traccia un quadro della scuola, delle società ginnastiche e della vita sociale e culturale in una città del Nord est nell´ultimo quarto del diciannovesimo secolo.
Di Gabrielli (1857-1899), uno dei padri del calcio italiano, bolognese di nascita, trapiantato in Polesine nel 1876, insegnante di ginnastica per 23 anni nelle scuole di Rovigo, la storiografia sportiva finora non aveva adeguatamente ricordato i meriti. La sua figura è passata dalla notorietà nazionale e internazionale dell'ultimo decennio del diciannovesimo secolo al quasi oblio dei tempi recenti. Uomo modesto e benvoluto, schivo ma deciso nelle sue convinzioni di studioso, educatore e divulgatore, rappresenta una delle figure di riferimento del calcio, disciplina da lui individuata come prima tra le attività da sperimentare, insegnare e diffondere per il carattere formativo ed educativo. Fu uno degli “importatori” del gioco in auge Oltremanica, ne favorì la conoscenza sia con i suoi contatti all’estero, soprattutto con i paesi di lingua tedesca (Germania, Svizzera e Austria) dove il football moderno si stava diffondendo, sia con l'opera svolta nelle scuole e all´interno del movimento ginnastico nazionale. In parallelo con l´esperienza tedesca di Konrad Koch, trovò il modo di far accettare, nonostante le resistenze “politiche”, i giochi sportivi anche alle correnti militariste e xenofobe esistenti a fine Ottocento. Fu il principale esponente del football di provenienza ginnastica, il canale d´introduzione in Italia che si affiancò a quello tradizionalmente noto di matrice inglese genoano-torinese, garantendo solidità e diffusione all´intero movimento nazionale. Dissipò infatti le nebbie della confusione esistente in Italia fra le varie versioni del gioco promuovendo il metodo della Football Association in contrapposizione al Football Rugby dopo aver sperimentato la disciplina sportiva nelle scuole rodigine sin dal 1893, anno in cui inserì ufficialmente il calcio nelle attività della Società rodigina di ginnastica.
Scrisse il primo regolamento completo (1895, stampato da Hoepli di Milano) e il primo manuale di divulgazione dedicati al calcio per uso delle scuole e delle società (1896, Tipografia Minelli di Rovigo). Fu il primo autentico “tecnico” del soccer in Italia, organizzando uno stage per insegnanti volto alla spiegazione e alla diffusione del football, che fece di Rovigo 1894 una piccola Coverciano. Organizzò la partita di esibizione Udinese-Rovigo nell´ambito del Concorso nazionale ginnastico a Roma nel settembre 1895 e fu l'anima sportiva e il direttore del primo campionato italiano di calcio (Treviso, settembre 1896), non riconosciuto dalla Federcalcio perché essa non era ancora nata, ma che fu il primo evento agonistico nazionale di questo sport. A Gabrielli il calcio italiano deve quasi interamente la terminologia usata tuttora.
Significativo il carattere etico che Gabrielli e gli altri pionieri del calcio davano ai nuovi giuochi, attribuendo loro grande valore sia per la preparazione fisica dei giovani nel quadro di uno sviluppo armonico della persona, sia sul piano morale. L´importanza del fair play tra i giocatori è sottolineata non solo con la possibilità data ai “capipartito” di interrompere il giuoco, di valutare assieme all´arbitro il fallo o l´episodio contestato, di punire addirittura il proprio giocatore, già inserita nelle regole di provenienza inglese, ma anche con la proposta fatta direttamente da Gabrielli di riconoscere all´arbitro la possibilità di assegnare la vittoria a una squadra in caso di pareggio sul campo tenendo conto della maggior correttezza durante lo svolgimento della partita. Concetti che, nell´esasperazione e nel business dei nostri tempi appaiono inapplicabili, ma danno l´idea di quale spirito fosse permeato il calcio italiano delle origini.
Gabrielli morì a Rovigo a 41 anni, pochi mesi dopo la disputa del primo campionato della neonata Federazione italiana football (vinto dal Genoa nel 1898). Nonostante la prematura scomparsa, il seme calcistico che aveva gettato con abnegazione e passione stava già dando copiosi frutti di cui è giusto attribuirgli la paternità e rendergli la dovuta riconoscenza. Ed è quanto Maurizio Romanato ha inteso fare con il volume “Francesco Gabrielli, le origini del calcio in Italia: dalla ginnastica allo sport”. Caratterizzando un pezzo fondamentale della nostra storia fatto non solo di “pallonate”, con il tratto sicuro del cronista affidabile e il sentimento profondo di chi ama il calcio quanto la vita e la vita ancora più del calcio.

di Redazione Thiene Online

Ultimo aggiornamento ( Domenica 12 Febbraio 2012 22:56 )  
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